Quando vedi la luce rossa sei in onda

desaparecida e piccole attenzioni

 

Arrivo a sera con il sorriso sulle labbra, incantata dal fascino di una giornata serena. Fuochi spenti, percorsi morbidi. Non so dire. E' che a volte capita che la persona a cui stai pensando ti si materializzi accanto, con un tempismo a cui non sai abituarti. Capita che certe immagini si affaccino alla tua mente così, senza un motivo, e che poi continuino a riproporsi in un gioco di rimandi e corrispondenze. Ed è bello lasciarsi cullare.

 

Ieri ho pulito casa dopo alcune settimane di assenza, in un cumulo di roba da buttare, frigorifero non svuotato, fazzoletti di carta usati sparsi un po' ovunque. Cose così. Sotto al divano ho trovato un appunto scarabocchiato su un kleenex, in una calligrafia fuori controllo. Ricordo il momento in cui l'ho scritto.

 

 

Condividere il dolore, riconoscerlo al di fuori di me.

Identico nella fibra e nel sapore.

Inesprimibile eppure così presente nello sguardo,

nel tremore delle mani, in un sorriso.

Continuerò a sentirmi così sola

per tutto il tempo,

ogni giorno, ogni momento,

finchè terrò gli occhi chiusi.

 

 

Ricordo il motore di questo pensiero. Distanza. Distanza. Da tutto. Davvero, da tutto. In un tempo relativamente breve, da allora ad oggi in un respiro, mi trovo ad accarezzare una luce diversa. Bello, sì. Come ogni prospettiva che cambia. E sai, non importa quanto possa durare, quanto sia effimero il momento che sto vivendo. Non è tempo di assoluto, non per me. E' tempo di piccoli, fiduciosi passi.

 

 

ovatta

 

 

Sono sfiorata da sensazioni rosso cupo

che risvegliano la mia attenzione,

mi mettono in allarme.

E subito si disperdono.

 

Vivo giornate contraddittorie.

 

 

un luogo dove non sono mai stata

 

Decidiamo di darci appuntamento in libreria, alla fine. Sono nervosa, voglio che questo incontro vada bene, che sia diverso dalle altre volte. Ci tengo. Arrivo in anticipo eppure, sbirciando all'interno dalla vetrina, vedo che lei è già dentro, bella come sempre, elegante. Entro. Non mi sorride vedendomi arrivare, rivolge un cenno del capo nella mia direzione ed è tutto. Io le rispondo togliendo gli occhiali da sole, guardandola per un attimo. Non le sorrido, rimetto gli occhiali. Penso dille qualcosa. Indico il libro che tiene fra le mani e domando com'è?, lei dice non saprei e lo appoggia velocemente sulla pila che le sta di fronte, nel posto sbagliato. Fingo di leggere qualche titolo, lascio passare una persona che va di fretta. Mia madre si accarezza le labbra con un dito, più volte, un gesto di disagio che conosco bene. Riprendo il libro e dico dai, questo te lo regalo io, lei risponde va bene e subito scusa, è tardi. Ci salutiamo davanti all'uscita, le dico ciao e poi d'impulso vengo con te. La sua mano mi sfiora la spalla quasi per caso e io non me l'aspetto, perdo il filo. Poi camminiamo in silenzio verso una direzione imprecisata, distanti forse trenta centimetri l'una dall'altra. Molto poco.

 

 

 

 - in quel posto uccidono i fantasmi.

- sono morti, allora?

- non lo so. qualcuno sì, credo.

 

 

istantaneo ed eterno

 

Cento passi e poi altri cento. Senza un muro, una porta chiusa, senza un neon a farmi lacrimare gli occhi. Solo aria, all'improvviso tutta l'aria che desidero, così tanta da farmi girare la testa. Cammino per quasi un'ora, ubriaca di rumori e di sensazioni che prendono forte allo stomaco, in uno stato di coscienza che si avvicina al sogno. Dio santo. Attraversare la piazza della stazione lentamente, fumando una sigaretta, con lo zaino che mi pesa sulla spalla, è tutto come l'avevo immaginato. Ancora più bello, più dolce. Sul treno trovo un posto perfetto, vicino al finestrino, dove poter galleggiare in pace. Bevo un sorso d'acqua dalla bottiglia e sorrido al vuoto che ho di fronte. Torno a casa. A voce alta, lo dico. Torno a casa.

 

E poi è mondo che scorre, prati, antenne a forma di mucca. Poi è cielo da guardare. Sono occhi chiusi e un po' di batticuore, quando il controllore mi rivolge la parola, quando devo andare in bagno. Un riabituarsi graduale. Fa talmente caldo che devo togliere il maglione e mi scoccia mostrare le braccia nude, vorrei avere le maniche lunghe. Ma nessuno bada a me, davvero nessuno. [Sento la mancanza di V e C. Delle sigarette fumate di nascosto sul terrazzino, con un freddo che si gelava. Di quel farsi coraggio. Mi mancano i loro occhi, gli unici occhi a cui ho sentito di poter credere.] Lentamente il paesaggio si scolora, una luce ovattata ammorbidisce i contorni. E poi è Milano.