linea di confine
C'è una terra di nessuno, un universo di pochi secondi incastrato tra il sonno e il risveglio. Dovresti guardarmi in quel momento di coscienza attenuata, di fuochi spenti. Perché io mi sveglio e non so dove mi trovo. Mai. A volte è solo un non sapere da che parte sia la parete e mi basta allungare una mano per rimettere a posto le coordinate. Ma spesso è uno smarrirsi più profondo, una finestra di totale assenza da me stessa. Mi sveglio e non so chi sono.
Da bambina avevo paura di perdermi durante la notte, dormivo con la luce accesa perché la realtà fosse sempre visibile in caso di emergenza. La mia stanza, i miei giochi, i miei orsi. Per ritrovare la strada, e tranquillizzarmi. Oggi dormo nel buio più completo. Quando mi sveglio so che aprire gli occhi non servirebbe perché non ci sono punti di riferimento in camera mia, non ci sono sagome, spiragli di luce. Niente. Quel buio mi serve, mi fa gioco. Ne ho bisogno. E' un nulla dove posso navigare, felicemente spaesata, uno strappo di dimenticanza dove tutto è possibile. Per qualche secondo, finchè dura.
Devo alzarmi per andare in ufficio, forse è questa la cosa da fare. O forse no. E' estate e fuori dalla porta c'è un cortile pieno di sole e mia madre che prepara la colazione. Via, costume da bagno e poi mare. Posso perdermi in quell'oscurità, lasciare che la mente prenda direzioni che di giorno le sono negate. Non ho memoria. Posso essere un feto, una rana in fondo al pozzo, una persona amata. E se mi giro nel letto la troverò accanto a me. Ora le do il bacio del buongiorno. Piano, se sta ancora dormendo. Ora apro gli occhi e ci sarà un cielo stellato, sì, forse ci sono ancora le stelle, non mi sembra di aver dormito molto, magari è ancora notte. Fra poco mi alzo, appena capisco da che parte sta il bordo del letto. Mi alzo. Apro l'anta dell'armadio e faccio una passeggiata nel mio giardino segreto. La cosa da fare. Prima di andare a scuola. Solo qualche minuto ancora. Qualche minuto.
Dovresti guardarmi, in quei pochi istanti. Ascoltare il mio cuore che batte. Dovresti osservarmi nell'esatto momento in cui riprendo coscienza, quando la nebbia si dissolve e io recupero la consapevolezza di me. L'espressione dei miei occhi. Quello che sento, quando ricordo dove mi trovo. Chi sono.



