Quando vedi la luce rossa sei in onda

pagina dodici del quaderno blu

Oggi il cielo è particolarmente terso, i suoni sembrano galleggiare nell’aria. All’infinito. Auto che passano in lontananza, un impossibile vociare di bambini. Non è un momento sgradevole, ho solo un po’ di freddo. Tra poco rientro. Nella tasca posteriore ho un bigliettino ripiegato, posso sentirlo attraverso il tessuto dei pantaloni. Sopra c’è scritta una sola parola, come sempre. E’ importante, sai, per me. Un principio a cui attenermi, un’inclinazione da tenere a mente, la prima azione della giornata. Scrivere il mio proposito e portarlo addosso per tutto il giorno, quasi a contatto con la pelle, è qualcosa che mi dà fiducia, un senso di tangibilità. Ma stavolta non so, non mi sento all’altezza. E’ troppo difficile, credo. Devo fare un passo indietro. Passeggiare, lavarmi. Tornare a propormi cose più semplici. Rimango ancora qualche minuto a guardare fuori, giocando con l’accendino. Mentre i miei pensieri svaniscono al ritmo della fiamma.

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 Metà dicembre, punto di regressione.

oggi

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pagina tre del quaderno blu

The barber shop.

[...]

La mattina dopo mi fanno parlare con una persona che non so inquadrare. Indossa un camice che sembra fatto su misura e anche le calzature sono del tipo giusto, ma per quello che ne so potrebbe essere il barbiere dell’ospedale. Solo che io sono troppo agitata per dedicare del tempo alle presentazioni, non riesco a sentire nulla di diverso da questo continuo bisogno di piangere. Non posso scrivere, cazzo, è un incubo che si realizza. Il barbiere assume un’aria di circostanza, dice qualcosa di appena percettibile sulla potenziale pericolosità della mia penna - lo sapevo che si trattava di questo, ne ero certa - con il tono di chi sta svolgendo il più ingrato dei compiti. E qui sbaglio tutto. Anziché circoscrivere la discussione, sai, smorzando i toni – in fondo dovrei solo spiegare che non ho affrontato un giorno di viaggio per finire qui a danneggiarmi la giugulare, tantomeno con una biro da un euro e cinquanta – mi lascio prendere la mano, allargo stupidamente il discorso. Dimenticando ogni regola, ogni prudenza. E visto che adoro gli esempi, non trovo nulla di meglio che svuotare sul letto il contenuto del mio zaino, ancora da disfare, per identificare con voce alterata ben cinque oggetti che, a guardare bene, potrebbero essere definiti pericolosi. Per inciso, uno di questi oggetti è un fermaglio a forma di elefante. L’esito della mia sparata è di una logicità matematica. In attesa di prendere una decisione definitiva, mi requisiscono tutto.

[…]

Questo casino spaventoso si è risolto per il meglio, alla fine. Già il fatto che ne possa scrivere testimonia del buon esito dello scontro. Di colpo i toni si sono ammorbiditi – ma su Francesca, sono le normali procedure. Lei è già stata qui, no? Dovrebbe sapere che gli oggetti personali dei pazienti vengono controllati minuziosamente in entrata. Ah sì? Certo. E ovviamente, riecco la sua penna, nessun problema. E il fermaglio? Quale fermaglio…

[…]

Chiaro, una parte di me sa benissimo che dovrei fermarmi a riflettere sul significato di questo evento. Per un attimo mi tornano in mente frammenti di discorsi fatti a Milano, sento la mia voce parlare di autolesionismo – stupida che sono - del colore viola. Cosa avevo in testa? Ora, in un contesto così diverso, capisco che dovrò pagare un prezzo per ogni parola detta. Ma per il momento preferisco spingere ai margini questa linea di pensiero, chiudendo ermeticamente ogni accesso all'inquietudine. Mi sento felice, perché negarlo? Di quella felicità da pericolo scampato, da "domani me ne faccio comprare cinquanta, di penne". E adesso è bello starmene qui, in un angolo, a dare forma alle emozioni, estranea a qualunque stimolo esterno. E’ semplicemente bello. Voglio scrivere, tutto il resto può attendere. Volti, percorsi, realtà. Sonno. Finché qualcuno non mi interrompe a forza, io vado avanti.

 

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da un'enorme distanza..

 

due persone

Data: Sat, 22 Dec 2007 16:23:01 +0100 [22.12.07 16:23 CET]

   Da: francytown

     A: janmaris

Oggetto: letargo post traumatico

jan..

la persona che mi ha letto ogni tua mail, giorno dopo giorno, è mia sorella. per molti anni ci siamo dimenticate l'una dell'altra, così diverse nel carattere, nelle aspirazioni. nei sogni. io ho sempre pensato a lei con un senso di implacabile divergenza, come se l'età adulta ci avesse reso consapevoli della nostra estraneità di fondo. ma non so.. le radici sono dentro di noi, seguono percorsi davvero misteriosi, a volte. così oggi la ritrovo accanto a me. senza bisogno di giustificazioni reciproche, senza parole. semplicemente vicina.

chiederle di aggiornarmi sulla casella di posta - e non solo - è stata una buona idea. ho sentito che le ha fatto piacere. e credimi, i tuoi pensieri mi sono stati riportati nel modo migliore, con misura e rispetto. l'unico commento che si è lasciata sfuggire in queste settimane non ha riguardato te, amico mio, ma il blog. la luce rossa è un posto morto, così mi ha detto. ed è la stessa sensazione che ho avuto io, ritrovandolo. come se una invisibile coltre si fosse adagiata sulle mie pagine, una settimana dopo l'altra. polvere. un senso di tempo trascorso, infinitamente lungo.

ti scriverò presto, jan. torno a riposare.

un bacio. fra

 

Con gratitudine.