Quando vedi la luce rossa sei in onda

indistinguibile

Sono sveglia da alcuni minuti. Posso sentire i pensieri prendere forma, al ritmo lento dei colori che filtrano attraverso le palpebre chiuse. I suoni che giungono di taglio dalla finestra aperta, attutiti dalla distanza, mi parlano in una lingua sconosciuta. Non ancora, non così in fretta. Restare ferma, a galleggiare su un degradante fronte di impenetrabilità, prendendo lentamente coscienza di ciò che mi circonda. Con tutta la gradualità che occorre, in un bozzolo di conforto che lentamente si dischiude. Questo mi piace. Ed è possibile, sai, aprire gli occhi e lasciare che la mia mente continui a giocare. Indipendente da me stessa, in un vago susseguirsi di immagini, ricordi, voci, realtà e fantasia insieme. E vuoti. Frammentati e ricuciti insieme, senza giunture visibili. Slow motion, avanti veloce, indietro piano, in pausa, rivedi tutto. Questa dimensione liquida – onirica - che accompagna ogni secondo delle mie giornate, è qualcosa a cui devo abituarmi. E’ una misura sconosciuta. Non cattiva di per sé, anzi quasi rassicurante. Portata avanti su un chimico palmo di mano, devo solo respirare. Scegliere se muovermi o non muovermi. L’unico contributo richiesto alla mia volontà.

 

piccoli segni

Riflettendo sul tempo appena trascorso, Francesca scopre di aver sognato con un’intensità da spaccare i polsi. Siede in mutande sul pavimento in legno e, guardandosi intorno, scorge frammenti di quel sogno sparsi in giro per l’appartamento. Potresti raccoglierli, è il suo primo pensiero. Conservarli nel cassetto al piano di sopra. Ma solo a guardarne uno da vicino, quasi a contatto di naso, prova un senso di vertigine. Roba viva, dice ad alta voce.