Quando vedi la luce rossa sei in onda

la via della felicità

 
 
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Per anni ho pensato che il matrimonio dei miei genitori fosse destinato al divorzio. Da ragazzina ne ero assolutamente certa. Verso gli undici, dodici anni avevo sviluppato una sorta di fissazione riguardo a questo, una proiezione attualizzata che mi faceva vivere in uno stato di abbandono emotivo. Quasi ogni notte versavo calde lacrime sul mio futuro incombente e, scorrendo mentalmente la lista dei parenti, cercavo di immaginare chi si sarebbe preso carico della povera derelitta che sarei diventata. Perché un giorno mio padre avrebbe detto: "lascio questa casa a partire da oggi" e mia madre sarebbe andata a fondo. E io sarei stata messa da parte. Ai miei occhi era come se stesse già accadendo.

Nell’attesa che la mia famiglia andasse allo sfascio, dedicavo molto tempo alla pura osservazione. Me ne stavo rannicchiata per ore dietro a porte strategicamente socchiuse, per lo più a spiare il nulla. Passeggiavo in giro per casa con l’aria più distratta del mondo e l’orecchio teso, pronta a carpire informazioni che potessero confermare le mie peggiori paure. Facendo in modo che il mio sguardo indagatore non desse nell’occhio, li guardavo. Li guardavo e non smettevo di stupirmi per quanto poco queste due persone si cercassero con lo sguardo, con le parole. Il vederli così palesemente autonomi, così incapaci di un gesto di tenerezza o che ne so, di una minima attenzione, mi gettava nello sconforto. A volte immaginavo di picchiarli. In un mondo dominato dalla praticità delle cose, sembrava che io fossi l’unica ad aver bisogno di rassicurazione.

Questa situazione andò avanti per parecchio, un tempo intollerabilmente lungo nella mia testa. Finché alla fine, stanca di domande che restavano a marcirmi in petto, di baci della buonanotte che puntualmente cadevano nel nulla e della mia incapacità di spingermi oltre, scoprii in me stessa il desiderio di cambiare. Me ne sarei andata, ecco cosa. Avrei lasciato i miei genitori al loro scontato destino - che se la sbrigassero tra loro - e sarei sparita. Quale migliore vendetta, che inaspettato colpo di teatro. Fu in quegli anni che imparai a sognare ad occhi aperti.

 

Non esiste altra legge che il movimento, scrive la Nothomb. E io so che è così. La mia adolescenza, trascorsa in una casa in cui ho abitato solo fisicamente, è stata un lungo percorso di migrazione. Fu una scelta consapevole. Far saltare la realtà a colpi di piccone, usando la fantasia come cemento. Essere sempre altrove. Iniziai a lavorare sulla mia capacità di concentrazione, per non lasciarmi coinvolgere da quanto mi accadeva intorno. Imparai a sdoppiarmi – via le incertezze, dentro il sogno. Mi ci buttai a capofitto.

Nelle pause di studio, per lungo tempo presi l’abitudine di assumere l’identità della principessa inglese capace di grandi slanci. Mi piaceva immaginarmi in quelle raffinate vesti, passeggiare nella brughiera con i cani, godere della vista dei corridoi con il pavimento in pietra. Era una fantasia molto rilassante. La sera magari diventavo una cantante rock con lievi problemi di droga e suonavo due o tre pezzi sul palco, prima di addormentarmi. Poi per settimane restavo nei panni della campionessa di pallavolo che alla fine vinceva le olimpiadi. Era bello, talmente bello da diventare un processo automatico.

Intanto crescevo, senza restare un solo giorno nella mia pelle. E al ritmo delle mie cellule mutavano i sogni, i desideri. Un giro del mondo in barca. Restare per ore tra le sue gambe, invadere il suo cuore. Avere un figlio e passare la vita ad annusarlo. La felicità ha davvero infinite forme.

 

Qualche sera fa ho visto un cane morto, vicino alla finestra del soggiorno. Sul pavimento, con la coda piegata a elle. Non c’era e l’ho visto, ne ho sentito l’odore. Così sono scesa in strada, ho corso a piedi nudi per un pezzetto, fino al viale principale. Mi sembrava la cosa più sensata da fare. Si è radunata della gente che ha chiamato altra gente. Ho bevuto un bicchiere d’acqua in un bar, poi è arrivato mio padre a portarmi via. Mi sarebbe piaciuto scappare da quei momenti inaspettati – davvero inaspettati - proiettando la mente verso una direzione di fuga. Avrei potuto proteggermi in qualche modo, ancora oggi. Ma non so. Credo di aver pensato che una realtà così deludente, tanto lontana dai miei sogni da non sembrare vera, meritasse di essere guardata dritta negli occhi.

 

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Credo che tu sia Amélie Nothomb e che ti sia divertita un mondo a scrivere qui dentro. Il nome di Francytown è sparito dal web, ma sono certo di averci visto giusto. In almeno quattro scritti mancava solo che mettessi la firma. Quella vera, intendo. Un saluto.
Meravigliosa scrittura. Meravigliosa. Torna.

"Ciascuno cresce solo se è sognato.....


Danilo Dolci


baci, marid


Che sarebbe di noi senza l'aiuto delle cose che non esistono?' Paul Valery


Aggiunge Rubem Alves (psicoterapeuta brasiliano): 'Ciò che non è, ciò che non è mai esistito, ciò che è sogno e poesia ha il potere di cambiare il mondo'.


un bacio,


maridina



bella :-)

Toc ;) & love 
ti ho scritto, piccola :-) mi sento la testa stanca, provo a dormire un po'. mille baci.

Dove sei, francinina bella? Cosa fai? Come stai?


un bacio


maridina

sono tornata a Palermo. spero che tu stia bene e ti abbraccio forte forte. maridina
maridina, non mi funziona la posta in questi giorni (spero sempre che la redazione provveda). ci sentiamo al tuo ritorno.
cassandra :-) ai tempi del mio primo blog ti avevo scritto un acrostico di ringraziamento giocato sulle iniziali di "Francesca ricambia la visita". un'impresa titanica, dovevo tenerci molto. stavolta solo un grazie, molto più semplice. bacio.

Bello... dove l'onirico si sfuma col ricordo, dove le sensazioni diventano odori tangibili... stai "ravanando" dentro di te, e riesci a tirar fuori immagini cariche di colore.


[confesso... è la terza volta che leggo questo post, solo per il piacere di farlo: è un bel passo di letteratura :) ]


anni fa sono stata a mondello per lavoro, sai maridina? che posto fantastico.. qui va da profondo nord: niente bagni, lunghe docce e pedalare. ho un po' di cose da dirti, stasera mi metto lì bella concentrata. tanti baci.


ciao, piccolina: oggi a Palermo una bella giornata di sole, bagno a Mondello. Come va nel profondo nord?


Ti abbraccio affettuosamente, maridina


non esattamente.


...umm......sono completamente sciroccata o non hai una lista di "preferiti" visibile??
O__o


Bibi


il post descrive, in una forma su cui ho riflettuto molto prima di postare, il mio stato d'animo attuale. lo stesso che mi impedisce di essere presente, in questi giorni. ti stringo, maridina.


E poi lo scritto, sapientemente corredato dalla foto della bimbetta col triciclo di cui non vediamo il volto, è......sai che non so quale aggettivo attribuire? Forse perchè è comunicazione pura, perfetta. Pur con il peso, niente affatto lieve, della tua sofferenza. Il problema: vedere un cane morto, che non c'è, vicino alla finestra del soggiorno, sentirne l'odore....perchè? Qual è la differenza del fatto che io - gatti mostruosi e cani rabbiosi - li vedo nei sogni e tu, con la coda piegata a elle, lo scorgi sul pavimento del soggiorno, vicino alla finestra? Come si fa a controllare i propri sguardi? Perchè, Francinina bella, non riesci più a sognare di vincere la maratona a Pechino anzichè immaginare stupidi e nauseabondi cani morti vicino alla finestra del soggiorno? 


Invece di costruire armi e sperperare tempo in cose inutili o dannose, qualcuno spieghi a me e a Franci cosa succede nella nostra testa. E ci aiuti a utilizzarla in positivo. Magari è solo una molecolina stanca o una sinapsi interrotta. Cara Franci, io credo che siamo la specie animale più stupida e persa dell'universo: se, anzichè sprecare infinite risorse per inventare armi di distruzione di massa, avessimo concentrato le nostre energie, le nostre menti, le nostre intelligenze per migliorare la nostra condizione umana, per salvaguardare la natura, per guarire le nostre malattie, oggi vivremmo in un paradiso.


Ma noi, un pezzettino di paradiso, ce lo costruiremo comunque. Un abbraccio, little sister, marid  

un bacio.

anch'io da bambina fuggivo....già a 5 anni ero una regina - meno anglosassone, più madonna mediterranea: mi adornavo di infinite corone di rosario! - sempre alla ricerca di una agognata autosufficienza emotiva.


Ti abbraccio, sorellina. marid

ricambio il tuo abbraccio, jan. ci sentiremo con calma, più avanti. un bacio a marid.

Solo un abbraccio. Aggiungo solo un abbraccio, fra. fortissimo.

scusami, alla decima parola di questo tuo ultimo post - di cui solo ora mi sto accorgendo - ho fermato la lettura e ho voluto-dovuto mettere questo commento. Non so ancora cosa hai scritto, ancora non ho neanche "percepito" come stai, ma ci sei, sei qui. Ssono felice che ci sei. Poi forse aggiungerò altro

quando ho letto di "una strana attrazione sulle mie corde mentali" ho pensato "ouh..". ma ne sei fuori, mi sembra. e questo è bello.  


ho appena finito di leggere il tuo blog. non a ritroso. dall'inizio.
adesso ho messo a fuoco l'attrazione. avrei preferito di no, mi scuserai se sono cruda.
:)
Bibi


grazie bibi. tu frequenti il blog di alice, se non sbaglio.. tra un attimo vado a controllare.

questo posto produce una strana attrazione sulle mie corde mentali, che non riesco a mettere a fuoco.
ma attrazione, da leggere in un fiato.


mi piace come esponi.
Bibi

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