m e t
Quindici minuti di corsa regolare e tre di accelerazione, in più ripetute. Questo è il programma. Adesso sono nuovamente in piena velocità, sto spingendo davvero forte. Sento i muscoli delle cosce contrarsi, il corpo che chiede di rallentare il ritmo. Penso che per oggi possa bastare. Così modifico gradualmente la falcata, regolandomi su un’andatura più distesa, la respirazione in giusto sincrono. Inizio a rilassare lentamente le spalle, tendendo il piatto degli addominali per riallineare la schiena. E non mi rendo neanche conto che il mio sguardo ha cominciato a deviare verso l’esterno, finché i miei occhi non la registrano. C’è una donna sul lato del vialetto alberato.
Non so dire esattamente cosa mi abbia colpito – bastano pochi secondi per non esserne più consapevole. Ma in un attimo mi trovo ad avanzare per inerzia, le gambe pesanti, tutta la concentrazione ormai dissolta. Non riesco a capire. So solo che c’è qualcosa di realmente disturbante in questo fermo immagine che insiste sulla mia retina. Un senso di disagio che non mi abbandona, che mi spinge a tornare indietro. Così descrivo un’ampia curva, le suole che fanno presa sul brecciolino, fino a ritrovarla alla mia sinistra, trenta metri più avanti.
La donna è in piedi accanto ad una staccionata di legno, sta parlando al telefonino. Il viso largo leggermente in ombra, un cappotto scuro e sformato. Io – non riesco a staccarle gli occhi di dosso - resto ferma ad guardarla. Con il sudore che mi entra negli occhi, le tempie che pulsano sotto la spinta di un ricordo che non si lascia agganciare. E poi succede. Proprio quando sto per rinunciare, un passo in avanti la porta nella mia direzione, in piena luce. Vedo distintamente i suoi capelli tirati in un corto chignon, la fronte lucida. Quel movimento della testa, così tipico in lei. E ogni cosa riprende il suo posto.
Quaderno verde, infinite settimane fa.
[...] "Ma che cazzo leggi tutto il giorno?" C'è un'infermiera che ci osserva da lontano, pronta ad intervenire se la cosa dovesse degenerare, ma per il momento sembra che vada bene. C’è solo questa tipa che mi urla contro, novanta chili di aggressività concentrati su di me e, più direttamente, sul libro che tengo sulle ginocchia. Meglio che non ci provi neanche a toccarlo. Però qualcosa devo fare, perché fissare in silenzio i punti saltati della sua vestaglia non sta portando a nulla. E mi sto innervosendo, anche. Così giro il libro dalla sua parte e indico con la matita un paio di titoli in grassetto, sperando che l’argomento le faccia perdere interesse e insomma, che si levi di torno. Invece eccola accosciarsi accanto a me, in una posizione impossibile da mantenere per una donna del suo peso, e tirare fuori gli occhiali. Dalla tasca laterale, cristo santo. E il fatto che si sia messa a leggere – almeno, mi pare che stia leggendo - non sembra aver attenuato la sua tensione. "Che è sta roba, piccola smart.." Filosofia, dico. Nel momento in cui [...]
M E T : Pensieri allineati in una paratassi perfetta. Narrazione pacata, quasi realistica. Come la respirazione durante la corsa, scrittura in giusto sincrono tra cuore e mente: l'emozione del riconoscimento è filtrata dal controllo delle parole e dei gesti. E ogni cosa riprende il suo posto.
Cara francina, ho giocato affettuosamente con le parole per esprimere il mio apprezzamento per il post. E sento che anche nella tua vita, piano piano, dal profondo, ogni cosa riprende la sua giusta collocazione...
Un bacio
Marid



