pagina tre del quaderno blu
The barber shop.
[...]
La mattina dopo mi fanno parlare con una persona che non so inquadrare. Indossa un camice che sembra fatto su misura e anche le calzature sono del tipo giusto, ma per quello che ne so potrebbe essere il barbiere dell’ospedale. Solo che io sono troppo agitata per dedicare del tempo alle presentazioni, non riesco a sentire nulla di diverso da questo continuo bisogno di piangere. Non posso scrivere, cazzo, è un incubo che si realizza. Il barbiere assume un’aria di circostanza, dice qualcosa di appena percettibile sulla potenziale pericolosità della mia penna - lo sapevo che si trattava di questo, ne ero certa - con il tono di chi sta svolgendo il più ingrato dei compiti. E qui sbaglio tutto. Anziché circoscrivere la discussione, sai, smorzando i toni – in fondo dovrei solo spiegare che non ho affrontato un giorno di viaggio per finire qui a danneggiarmi la giugulare, tantomeno con una biro da un euro e cinquanta – mi lascio prendere la mano, allargo stupidamente il discorso. Dimenticando ogni regola, ogni prudenza. E visto che adoro gli esempi, non trovo nulla di meglio che svuotare sul letto il contenuto del mio zaino, ancora da disfare, per identificare con voce alterata ben cinque oggetti che, a guardare bene, potrebbero essere definiti pericolosi. Per inciso, uno di questi oggetti è un fermaglio a forma di elefante. L’esito della mia sparata è di una logicità matematica. In attesa di prendere una decisione definitiva, mi requisiscono tutto.
[…]
Questo casino spaventoso si è risolto per il meglio, alla fine. Già il fatto che ne possa scrivere testimonia del buon esito dello scontro. Di colpo i toni si sono ammorbiditi – ma su Francesca, sono le normali procedure. Lei è già stata qui, no? Dovrebbe sapere che gli oggetti personali dei pazienti vengono controllati minuziosamente in entrata. Ah sì? Certo. E ovviamente, riecco la sua penna, nessun problema. E il fermaglio? Quale fermaglio…[…]
Chiaro, una parte di me sa benissimo che dovrei fermarmi a riflettere sul significato di questo evento. Per un attimo mi tornano in mente frammenti di discorsi fatti a Milano, sento la mia voce parlare di autolesionismo – stupida che sono - del colore viola. Cosa avevo in testa? Ora, in un contesto così diverso, capisco che dovrò pagare un prezzo per ogni parola detta. Ma per il momento preferisco spingere ai margini questa linea di pensiero, chiudendo ermeticamente ogni accesso all'inquietudine. Mi sento felice, perché negarlo? Di quella felicità da pericolo scampato, da "domani me ne faccio comprare cinquanta, di penne". E adesso è bello starmene qui, in un angolo, a dare forma alle emozioni, estranea a qualunque stimolo esterno. E’ semplicemente bello. Voglio scrivere, tutto il resto può attendere. Volti, percorsi, realtà. Sonno. Finché qualcuno non mi interrompe a forza, io vado avanti.

da un'enorme distanza..
La verità é che sono in viaggio e momentaneamente sto abusando della connessione di un amico, mi ero ripromessa di scrivere almeno a te e a Ross un salutino prima del nuovo anno, non sapendo se festeggiate Natale et similia, e così mi sono limitata a dirvi buone feste.
Torno presto a scrivere sul blog e a leggerti, di questo ne ho davvero tanta voglia, quindi tu, rimpolpa francytown e io vedrò di rosicchiarlo fino all'osso ;).
Ti abbraccio Francesca
già, non si vede.. strano, credevo che le nuove funzionalità di leonardo fossero infallibili.. c'è una bellissima luce fuori, sai? mi sento davvero rincuorata. ci vuole una bella doccia :-)
pensa che avrebbe compiuto cent'anni proprio fra tre mesi, il 14 marzo.. sarebbe stato contento, penso. una bella festa con i nipoti, i palloncini, il catetere nuovo.. si vede la foto qui sotto?
"Ritrarsi all'infinito, vivere così, in perenne sottrazione"..........
Anch'io amo vivere così.
Solo che ho una tribù da sfamare e a cui lavare i calzini!
Baci
gioia, non so come dirtelo ma.. oggi è il 28! il 29 dicembre ci tocca domani °_° e direi che le premesse sono ottime. ma neanche il sonetto shakespeariano ti ha tirato un po' su?
Kind is my love today, tomorrow kind,
Still constant in a wondrous excellence;
Therefore my verse to constancy confined,
One thing expressing, leaves out difference.
anche in una giornata come questa, riesco a sentire la suggestione di un ritmo perfetto.
la mia è una capacità di arretramento, più che una resistenza vera e propria. a volte mi fermo a pensare e resto così stupita.. oggi - mi trovi in una giornata terribilmente di merda, fra l'altro - credo che non esista limite, che sia possibile ritrarsi all'infinito. vivere così, in perenne sottrazione, è la più pericolosa delle attitudini, credo, ma insieme l'unica strada possibile. per me, adesso.
piuttosto, nellina, perchè clicco sulla firma al tuo commento e anzichè collegarmi al tuo blog mi ritrovo di nuovo qui?? c'è UNA SOLA cazzo di cosa che funzioni su questa piattaforma di leonardo???



