plutone chiama terra
A volte le risposte arrivano così, talmente chiare e tempestive da ricordarti l'urgenza di una domanda che avevi dimenticato. Ed ecco che mi ritrovo con quasi cinque chili di miele di fiori selvatici, una riserva tecnicamente infinita in relazione ai miei consumi, e un senso di calore che non scompare.
Un lui e una lei, entrambi sui venticinque, corredati da un cartello invisibile con su scritto "non avere timore, siamo due teneri in difficoltà", mi si avvicinano appena girato l'angolo. Tutto di loro dice che sono albanesi, l'abbigliamento, gli occhi chiari e diretti, l'accento con cui mi chiedono in coro se ho una sigaretta. [Poi scoprirò che in realtà non sono affatto albanesi ma rumeni senza fissa dimora, per la serie ma che ne sai?]. Comunque, tiro fuori il pacchetto e lo giro aperto nella loro direzione. Lui allunga la mano tutto contento, lei anche, all'unisono, e boing, le due mani si scontrano. La ragazza guarda il suo amico con espressione severissima e gli dice in italiano: Dobbiamo prendere UNA sigaretta, non due! Il tipo ritrae il braccio alla velocità della luce, mentre il cartello sulle loro teste prende a lampeggiare. Come si fa a far finta di niente.
Finisce che la sigaretta la fumiamo insieme, tra strette di mano, sorrisi e piccole confidenze. Lui mi racconta che sta leggendo un libro sugli squali (e si ribalta dalle risate quando gli dico che a me gli squali fanno terrore), lei ha una foto della sua migliore amica, guarda che bella. Tre perfetti scemi in mezzo alla strada, ecco come va a finire, finchè Alin (lui) non decide di regalarmi la famosa cassetta da sei barattoloni di miele millefiori. Ed è stupido chiedersi perché due ragazzi simil-albanesi se ne vadano in giro per Milano con tutto questo miele appresso. Devo accettarlo, fine del discorso. Visto che è scomodo da trasportare, lei tira fuori dal giubbotto un sacchetto tutto spiegazzato, lo spolvera un po' e me lo porge. Io per ricambiare riesco solo a ficcarle in tasca un pacchetto nuovo di marlboro, dopo una breve e intensa colluttazione. Cinque minuti in tutto, poi è tempo di salutarsi. Più volte, anche da lontano, con ampi gesti del braccio. Tanti auguri? Sì, di cuore.



