Quando vedi la luce rossa sei in onda

strap on

 

E' facile prendere per il culo i bambini, con gli adulti la cosa diventa più complicata.

 

Tanti anni fa. Ti parlo di un uomo, di un perfetto imbecille a dirla tutta, a cui uno strano caso del destino aveva affidato la responsabilità di dirigere il mondo. Non occorre essere delle cime per svolgere questo compito, e infatti l'uomo se la cavava egregiamente. Forte, ottuso al punto giusto, sistematico, si impegnava  nella sua missione con l'integralismo di un terrorista islamico. Ma dovevi vederlo. Il suo tratto distintivo era una presunzione smodata che lo faceva camminare a tre metri da terra, perché sai, io comando, perché non posso distrarmi neanche per un attimo, perché senza di me le cose andrebbero subito a puttane. E anche da fuori te ne accorgevi, non potevi non accorgertene, di questa immensa erezione mentale che si portava appresso sempre e dovunque.

 

Un giorno questo potentissimo scemo ebbe una figlia, e poi ne ebbe un'altra. La prosecuzione della stirpe, sai, sono cose importanti. Ma se c'era una cosa che lo faceva incazzare, anno dopo anno, era proprio rientrare a casa e incrociare lo sguardo di due creaturine che con tutta evidenza non lo riconoscevano. Non dico come dirigente del mondo, cosa vuoi che ne capiscano a quell'età, ma neanche come padre. Ai loro occhi lui era un banalissimo estraneo. Uno qualunque. Eh no, porca troia. Allora l'uomo, abituato a spostare l'asse di rotazione terrestre con un telecomando, decise di risolvere il problema. In questo genere di cose era bravo, sapeva organizzarsi. Che vuoi che sia.

 

Disse alla cameriera di andare a cercare la sua collezione di fotografie autografate, quella degli attori americani, quattro volumi rilegati in pelle, devono essere da qualche parte qui in casa, quegli album del cazzo. E quando li ebbe fra le mani, si sedette accanto alla figlia più grande e iniziò a raccontarle una favola. Lentamente, usando le parole giuste, mettendoci calore. Una favola di cui, ovviamente, lui stesso era protagonista. Disse alla figlia che lui da bambino andava pazzo per il cinema e per i film di Hollywood. Le parlò di un amore che prende allo stomaco, le parlò di passione e di sogni. Di quando chiese alla nonna di tradurgli in inglese una lettera da mandare alle case di produzione americane e delle risposte che iniziarono ad arrivare.

 

Le parlò di gioia, di gioia che esplode dentro, le mostrò la fotografia di Montgomery Clift, la prima in assoluto che aveva ricevuto, traducendole la dedica. A Fabrice. Quel bambino ero io, ero io... così le disse. Nei giorni successivi l'uomo completò pazientemente il lavoro, sfogliando una ad una tutte le pagine degli album e continuando a parlare. Trame di film, nomi di registi e di attori, in un intrecciarsi fantastico di dive, amori impossibili, gladiatori e dolce vita. Alla fine l'uomo guardò la figlia di cinque anni negli occhi e riconobbe una luce diversa, la luce che cercava. E soddisfatto si allontanò, per sempre. E' davvero facile prendere per il culo i bambini.   

 

 

Ieri, casa dei miei. Attraverso il lungo corridoio diretta alla quarta porta a sinistra. Una luce perfetta, pannelli di legno scuro alle pareti, un forte odore di polvere nell'aria. Lo studio è l'unica stanza della casa che mi piaccia, a patto che sia completamente a mia disposizione. Come adesso. Nella libreria, proprio in alto, ci sono quattro album fotografici con la copertina in pelle. Devo sempre usare la scaletta per arrivarci. Chiudo gli occhi e li annuso, prima di aprirli. C'è una fotografia per pagina, due al massimo, e sotto una notazione scritta a mano con calligrafia regolare. Paul Newman, giugno 1958. Rock Hudson, novembre 1959. Centinaia di volti scorrono davanti ai miei occhi, uno dopo l'altro, giovani e sorridenti nel loro mondo in bianco e nero.

 

Riconosco molti di loro. Ricordo tutte le storie. Liz Taylor, la donna dagli occhi viola. C'è anche Marylin all'inizio del terzo album, la sua firma con dedica. A Fabrice. Amo questi volumi, mi appartengono. Mia madre mi intercetta quando sono ormai alla porta di ingresso e, con il suo sesto senso, nota subito lo zaino dove ho nascosto gli album. "Dove vai con quello zaino, Francesca?" "Parto per l'Honduras. Faccio la riserva per l'isola dei famosi". E' un furto in piena regola, niente di più semplice per una come me.

 

 

 

 

These beautiful faces come flying toward me like angels...

 

 

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certo che mi ricordo.. più di te, direi :-) buona serata, bard.
Sei brava, porcamiseria se sei brava! Racconto bellissimo.
Me l'ero perso il tuo blog. E io sul mio ci scrivo poco. Però tornerò a leggerti. e sono felice che ti ricordi di me.
Un abbraccio!
Brava Fra!

:-)

è un bacio?? ahhhhh!! mi sembrava una faccina imbarazzata :-) infatti non capivo! beh se è un bacio..

E' un bacio Fra! ;)
Cacchio se sai scrivere, Francy.
ciao ali :-) cos'è quella faccina?
:*
troppo bello questo post!!!
ali :-) un attimo dopo aver cliccato pubblica mi sono detta ma sei scema? a volte lo sono, è un istinto invincibile.

Era un'espressione stupida, ma cercavo solo di scherzare... Non volevo in nessun modo offendere la sensibilità di nessuno. Non c'è bisogno che ti scusi, Fra.

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