un infinito cerchio
L'appartamento è in penombra, tratteggiato sommariamente in linee di disordine e aria viziata. Fogli sparsi sulla scrivania, il posacenere stracolmo. I miei jeans accanto ai suoi, in un angolo. Io resto discosta, non vorrei averla qui, non mi sento a mio agio. Mi limito ad osservarla con le spalle appoggiate alla porta finestra, unico punto di apertura verso l’esterno. Lor beve un bicchiere d’acqua, poi accende una sigaretta - la fiamma dell’accendino che illumina debolmente il suo viso, per un attimo. Da quanto tempo stai così, mi chiede. Così. Qualche giorno, vorrei dirle. Da sempre. Lei solleva la testa, come se volesse sorridere al mio soffitto. I suoi gesti morbidi, familiari in qualche modo, hanno il potere di tranquillizzarmi.
Quanti anni sono passati? Almeno nove, perché c’era ancora Chicca. Io ero fresca di laurea, Lor già avanti con il suo dottorato in fisica. Un’altra vita. Eppure lei sembra ricordare tutto. Volti, sorrisi. Parole. Non sei più un sistema isolato, eh Fra? Mi costa un enorme sforzo ricollegare quelle immagini a me stessa.
Quando resto da sola sono le tre passate. La casa sembra così silenziosa, adesso. Decido di bere una birra analcolica, prima di andare a letto. Sotto i miei graffiti, sul muro, c’è una nuova scritta fatta a penna, proprio in basso. Avrei voluto leggerla subito, ma con lei è impossibile averla vinta. Dopo, dopo. Accendo la lampada sul tavolo e mi avvicino a guardare. “Nulla è più denso del vuoto”. Questo. Mi siedo sul divano e ancora torno ad osservare i due trattini disegnati sotto la scritta, così nettamente incisi sul bianco della parete. Ripenso ai discorsi di Lor. Alle nostre parole nel buio, fedelmente trascritte. Così le mando un sms, nel cuore della notte. “Elettrone e positrone, giusto?”. La sua risposta arriva immediatamente, a darmi la buonanotte.
beautiful chiara, nellina. grazie di cuore.



